Reading about Bach

(tempo di lettura: 2 minuti circa)

Durante l’incontro di maggio del “Reading about Bach” abbiamo analizzato il rimedio floreale Mustard (Sinapis arvensis) basandoci sugli scritti di Stefan Ball e Julian Barnard.
Siamo partiti come sempre dalla descrizione di Edward Bach tratta dalla versione definitiva del 1941 de “I 12 Guaritori e altri rimedi”:

Quelli che sono soggetti a periodi di tristezza o persino di disperazione, come se una nube fredda e oscura li offuscasse nascondendo loro la luce e la gioia della vita. Potrebbe non essere possibile fornire alcuna ragione o spiegazione di tali attacchi. Tali condizioni rendono quasi impossibile apparire felici o allegri.”

Dall’analisi attenta delle parole del dottor Bach, presenti solo nella versione definitiva del 1941, è emerso un particolare interesse e dibattito intorno alla frase: Potrebbe non essere possibile fornire alcuna ragione o spiegazione di tali attacchi”. Questo passaggio evidenzia con forza la natura enigmatica e profonda dello stato Mustard, sottolineando quanto questa tristezza possa o meno avere un’origine riconoscibile e rispondere alla logica razionale, affondando solo talvolta le sue radici in dinamiche interiori difficilmente afferrabili anche per chi le vive.

Si tratta quindi di un rimedio per stati di profonda tristezza e malinconia che sopraggiungono non esclusivamente senza causa apparente, come una nube oscura che oscura la luce e la gioia della vita. Edward Bach lo descrive come un rimedio per coloro che si sentono invasi da un senso di depressione, che rende impossibile provare o esprimere allegria, anche in presenza di condizioni di vita apparentemente serene.

Stefan Ball approfondisce lo stato d’animo legato a Mustard paragonandolo alla “tristezza senza senso” descritta da Shakespeare ne Il mercante di Venezia: una sorta di oscurità interiore che avvolge la persona, isolandola e allontanandola da ciò che la circonda. Lo definisce come una perdita del contatto con la gioia, uno scoraggiamento profondo che può emergere senza alcun motivo apparente. In questo contesto, il fiore Mustard agisce come una sorta di “danza del sole”, capace di dissipare le nubi emotive e ristabilire il legame con una gioia autentica, presente tanto nei grandi ideali quanto nei semplici piaceri quotidiani.

Julian Barnard approfondisce la comprensione del rimedio attraverso l’osservazione della pianta: la senape selvatica, infestante dei campi, compare solo in determinate condizioni proprio come la tristezza di Mustard, che emerge da un terreno emotivo smosso, da un passato irrisolto o da un vuoto interiore. La pianta cresce dove la terra è stata arata o lasciata incolta, simbolo di un’interruzione nel flusso della vita o di una perdita di senso.

La sua fioritura gialla e intensa è metafora della capacità di illuminare e comprendere l’origine del malessere. Mustard offre quindi un sostegno potente non solo per superare l’oscurità interiore, ma per ritrovare il significato e la luce interiore, restituendo alla persona la possibilità di riconoscere e vivere la propria felicità naturale.

Barbara Rossi BFRP