Reading about Bach

READING about BACH

Water Violet

(tempo di lettura min: 4,50 circa)

Durante il Reading About Bach del 20 ottobre, il gruppo di consulenti BFRP si è immerso nella lettura e nell’analisi di uno dei rimedi più sottili e affascinanti del sistema floreale: Water Violet. A partire dal testo originale di Edward Bach e dagli scritti di Stefan Ball e Julian Barnard, si è aperto un dialogo ricco e partecipato, che ha toccato corde profonde e risonanze personali.

L’essenza del tipo Water Violet secondo Bach

Nel suo testo del 1941 I dodici guaritori e altri rimedi, Bach descrive così il rimedio:

Per quelli che in salute o in malattia amano star soli. Persone molto quiete, che si muovono senza far rumore, parlano poco, e in modo sommesso. Molto indipendenti, capaci e sicure di sé. Non danno grande importanza alle opinioni altrui. Sono riservate, lasciano in pace le persone e vanno per la propria strada. Spesso acute e di talento. La calma e la tranquillità che le contraddistinguono sono una benedizione per chi sta loro intorno”

Bach evidenzia la grandezza d’animo, la saggezza, la compostezza e la libertà da giudizi e imposizioni di questa tipologia di persone.

Tuttavia, come per ogni virtù portata all’estremo, anche questa quiete può trasformarsi in isolamento e distacco, e la benedizione della calma diventare solitudine.

La prospettiva di Stefan Ball: la connessione che guarisce

Stefan Ball, nel suo Bloom, interpreta Water Violet come rimedio per passare dall’autosufficienza all’interdipendenza. Il suo richiamo alla frase di John Donne — “Nessun uomo è un’isola” — ci ricorda che la crescita spirituale non può prescindere dal legame con gli altri.
In uno stato negativo, chi è Water Violet si rifugia in un isolamento raffinato, fatto di pensieri e attività silenziose, che però diventano muri. Il rimedio aiuta a superare queste barriere, a permettersi di chiedere aiuto e di accogliere la compagnia, restando fedeli alla propria natura riservata ma aperti alla reciprocità.

Julian Barnard: la nobiltà dell’anima e la libertà delle acque

Barnard, nel suo Fiori di Bach – Forma e funzione, approfondisce il legame tra la morfologia della pianta e la sua qualità animica. La Hottonia palustris vive immersa nelle acque limpide e calme, con radici sprofondate nel fango, steli che si elevano verso la luce: un simbolo di elevazione e libertà, ma anche di distacco dal mondo materiale.
Le “grandi anime” Water Violet, dice Bach nei Collected writings, conoscono la sofferenza e la trascendono con grazia. Tuttavia, la loro lezione consiste proprio nell’imparare a “servire perfettamente l’umanità”, scendendo dalle acque pure della contemplazione per ritornare nel mondo e partecipare alla vita collettiva.
Barnard nota che quando il livello dell’acqua cala, la pianta si radica nel fango per sopravvivere, mostrando così la capacità di adattarsi e di “sporcarsi le mani” con la vita concreta, una splendida immagine della crescita spirituale che passa attraverso il contatto con l’umano.

Il nostro Reading: Water Violet e l’arte della relazione

Il dibattito tra noi consulenti è stato particolarmente intenso. Da una prima lettura della definizione di Edward Bach sembra difficile comprendere quali possano essere le problematiche legate a questo rimedio.  Sembra possedere esclusivamente virtù, ma tenendo presente che l’uomo, come ci ricorda Stefan Ball, è un animale sociale, la sua tendenza alla compostezza e all’isolamento comporta un problema nella comunicazione: i tipi Water Violet posseggono infatti un buon controllo della propria personalità, ma rischiano di apparire agli occhi degli altri come caratterizzati da un’aria orgogliosa o addirittura presuntuosa.  Se da un lato la ricerca di un proprio spazio e di un tempo da dedicare a sé stessi è doverosa, dall’altra il rinchiudersi in un microcosmo impedisce di vedere sé stessi e i propri difetti attraverso la relazione con l’altro.

Abbiamo poi riflettuto su quanto questo rimedio sia prezioso nell’età anziana, quando la naturale tendenza al raccoglimento e alla solitudine può accentuarsi fino a diventare isolamento. In questi casi, la somministrazione di Water Violet per lunghi periodi si è rivelata un valido supporto per ritrovare il piacere della connessione e della condivisione, senza tradire la propria natura riservata.

Il confronto si è infine spostato su un terreno più personale e professionale:
come può lo stato negativo di Water Violet influire sul ruolo del consulente di floriterapia?
Abbiamo riconosciuto che, se da un lato la riservatezza, la calma e la capacità di ascolto profondo sono qualità fondamentali per chi accompagna gli altri nel percorso floreale, dall’altro l’eccessivo distacco, se ci si trova in squilibrio, può rendere più difficile stabilire un contatto empatico e autentico. Il consulente Water Violet in equilibrio è sicuramente un ascoltatore saggio, capace di accogliere senza invadere, di comprendere senza giudicare.

La serata si è chiusa con una domanda:
la riservatezza è una prerogativa esclusiva del tipo Water Violet, o può appartenere anche ad altri rimedi, in forme diverse?

La riservatezza è una qualità che appartiene sicuramente alla personalità Water Violet, ma in realtà è importante distinguere tra due forme diverse di questa attitudine.
Da un lato c’è la riservatezza personale, legata al proprio modo di essere, al bisogno di proteggere la propria interiorità, di non esporre troppo le emozioni o la vita privata. È una scelta che nasce dal temperamento e dall’esperienza, un modo delicato di custodire ciò che ci appartiene.

Dall’altro lato esiste una riservatezza etica e professionale, che riguarda chi, come un consulente di floriterapia, si trova ad accogliere storie, emozioni e fragilità. In questo caso, la discrezione non è solo una qualità individuale, ma un vero e proprio dovere: quello di mantenere la confidenzialità, di rispettare la fiducia che la persona ripone nel dialogo e nel percorso di crescita condiviso.
È un impegno che prescinde dal proprio fiore tipologico e che appartiene alla dimensione più profonda dell’etica professionale.

Forse la vera saggezza sta proprio qui: nel saper custodire sé stessi e gli altri con rispetto e delicatezza, restando aperti all’incontro e al dialogo senza mai perdere la propria autenticità.

Barbara Rossi BFRP