Reading about Bach

READING about BACH

Chestnut Bud

(tempo di lettura 2,60 minuti circa)

Durante l’ultima serata del Reading Bach abbiamo esplorato in profondità il fiore Chestnut Bud, un rimedio spesso sottovalutato, ma dal potenziale trasformativo straordinario. Come sempre, siamo partiti dalle parole del dottor Edward Bach, per poi arricchire il nostro percorso con il testo “Bloom di Stefan Ball e con “Fiori di Bach: forma e funzione di Julian Barnard.

Ecco la descrizione del dottor Bach che troviamo ne “I dodici guaritori e altri rimedi” Edizione definitiva del 1941: “Per quelli che non si avvantaggiano fino in fondo dell’osservazione e dell’esperienza, e impiegano più tempo di altri ad apprendere le lezioni della vita quotidiana. Mentre per qualcuno un’esperienza sola è sufficiente, a tali persone è necessario farne di più, talvolta molte di più, prima di imparare la lezione. Di conseguenza, con loro dispiacere, si trovano a ripetere il medesimo errore in diverse occasioni, quando una sola volta avrebbe potuto essere sufficiente, oppure, osservando gli altri, avrebbero potuto evitare persino quell’unico sbaglio.”

Al centro del nostro incontro è emersa una riflessione importante: Chestnut Bud ci invita ad aprire gli occhi, a riconoscere gli schemi che si ripetono nella nostra vita e a imparare veramente dall’esperienza. Bach descrive questo fiore come il rimedio per chi, nonostante le esperienze passate, continua a ripetere gli stessi errori, come se l’apprendimento non si radicasse nella coscienza.

Stefan Ball ci ha offerto una visione moderna e concreta del concetto di apprendimento, distinguendo tra intelligenza istintiva e vera crescita interiore, che avviene lentamente e spesso in modo inconscio. Ha sottolineato come la consapevolezza delle esperienze e la capacità di coglierne gli insegnamenti siano il fondamento per un’evoluzione personale autentica. È proprio quando non riusciamo a vedere i pattern nella nostra vita, siano essi nostri o delle persone che ci circondano, che Chestnut Bud può agire come un alleato prezioso.

Julian Barnard ha invece evidenziato il legame tra questo fiore e la sofferenza che deriva dal non apprendere: è come se la vita ci riportasse ciclicamente davanti allo stesso bivio, finché non decidiamo finalmente di scegliere una via diversa. E ci ha invitato a vedere Chestnut Budanche come il rimedio della nuova crescita, delle potenzialità non ancora espresse, racchiuse nelle gemme pronte a schiudersi.

Nel dibattito è emerso con forza quanto questo rimedio sia potente nel rompere oltre ai propri schemi anche quelli familiari, consentendo così di liberarsi da meccanismi che si ripetono di generazione in generazione. Ma proprio per questo motivo, Chestnut Bud può essere anche difficile da proporre in una consulenza: richiede un certo grado di consapevolezza e di onestà verso sé stessi e verso i propri cari, non sempre facile da raggiungere. Spesso il cliente non ammette, nemmeno con sé stesso, di essere intrappolato nella ripetizione degli stessi errori. Eppure, quando arriva il momento giusto, questo fiore apre le porte a un nuovo modo di vivere, insegnandoci ad uscire da un loop.

Abbiamo riflettuto insieme su quanto sia sottile il confine tra apprendere in modo conscio e registrare inconsciamente gli insegnamenti della vita. Come le giovani gemme che racchiudono in sé la promessa di una nuova stagione, Chestnut Bud rappresenta quella possibilità sempre disponibile di evolvere, anche nelle fasi più avanzate della vita.

È stato un incontro ricco e ispirante, che ci ha ricordato quanto l’osservazione, l’esperienza e la volontà di crescere siano strumenti fondamentali nel nostro cammino. E quanto sia importante, anche nel lavoro con i fiori, non avere fretta, ma rispettare i tempi di ciascuno. Perché non tutti sono pronti a vedere… ma tutti, prima o poi, possono imparare.

Barbara Rossi BFRP