OMAGGIO A EDWARD BACH
140 anni dalla nascita – 90 anni dalla morte
Nora Weeks – La vita e le scoperte di Edward Bach
Come studente di medicina, in verità, passava poco tempo sui libri perché riteneva che le nozioni teoriche non fossero il bagaglio ottimale di un medico, né il modo migliore per avvicinarsi alla sofferenza fisica di persone che reagivano in modo così diverso alle malattie da cui erano afflitte. Per lui, il vero studio era l’osservazione attenta di ogni paziente, di come ognuno vivesse la propria malattia e di come questa diversità influisse sul decorso, la gravità e la durata della malattia stessa.
Da queste osservazioni comprese come una stessa medicina non sempre fosse in grado di curare lo stesso disturbo e come per 500 persone che – affette dalla medesima malattia – reagivano allo stesso modo, ce ne erano migliaia che invece reagivano diversamente. Quindi, il rimedio che era efficace per alcuni, non aveva invece alcun effetto per altri.
Già all’inizio della sua ricerca egli era dunque riuscito a capire un fatto molto importante e cioè che: “Nel trattamento di una qualsiasi patologia, la personalità dell’individuo gioca un ruolo più importante del corpo”. La personalità del paziente, il suo modo di vivere e di vedere la vita, le sue emozioni e i suoi sentimenti divennero per Bach punti di fondamentale importanza nella scelta della terapia.
Mai, per tutta la sua vita, accettò di praticare terapie non sperimentate su se stesso e sembra che – alla consegna della laurea – abbia detto: “Ci vorranno altri 5 anni per dimenticare tutto quello che mi è stato insegnato”.



