OMAGGIO A EDWARD BACH
140 anni dalla nascita – 90 anni dalla morte
Nora Weeks – La vita e le scoperte di Edward Bach
Per Bach, i rimedi che Hahnemann aveva studiato erano tanto più meravigliosi, in quanto erano tratti soprattutto dalla Natura, da piante, erbe e muschi, invece che dai batteri, ossia dal prodotto stesso della malattia; veleni e metalli venivano utilizzati in quantità minime e preparati in modo da neutralizzare i loro effetti tossici. Inoltre Bach poteva per la prima volta constatare che anche Hahnemann aveva notato come ogni caso di malattia richiedesse un trattamento individuale e non standardizzato. Hahnemann aveva scritto: “…Perciò il medico razionale valuterà ogni caso affidato alle sue cure secondo le sue specifiche e individuali caratteristiche…..in base a questa specificità, stabilirà l’opportuno rimedio individuale” (Organon par. 48).
Come lui, Hahnemann era stato fermamente convinto che il principio di ogni terapia fosse “curare il malato e non la malattia” e quindi occuparsi delle note caratteriali del paziente, del suo temperamento, del “mentale” – come Hahnemann usava dire – e utilizzare queste informazioni come guida nella scelta del rimedio più adatto, senza far riferimento al problema fisico.
Questo metodo di diagnosi piaceva molto ad Edward Bach, perché gli permetteva di prescrivere subito il rimedio e di iniziare immediatamente la cura, senza perdere tempo in ripetute analisi e visite spesso penose, che affaticavano e indebolivano ulteriormente i malati.
Fu proprio questo principio, “curare il malato e non la malattia”, che divenne la base del nuovo metodo di medicina floreale che Edward Bach avrebbe scoperto alcuni anni più tardi. Egli scoprì che molti degli ideali di Hahnemann erano identici ai suoi; l’obiettivo che lo aveva ispirato fin dall’inizio della sua carriera medica, che lo aveva aiutato a superare ogni ostacolo che potesse distoglierlo dal raggiungimento della sua missione, era stato manifestato dallo stesso Hahnemann nel primo paragrafo dell’Organon: “La più alta e sola missione del medico è riportare il malato alla salute e cioè curare…”.
Nel 1922 il lavoro di Edward Bach nel reparto dell’Ospedale Omeopatico di Londra era talmente aumentato da lasciargli poco tempo per le sue ricerche personali. La sua crescente fama richiamava nell’ambulatorio di Harley Street più pazienti di quanti potesse gestirne e in più egli riceveva e curava la povera gente, senza chiedere compensi, in un piccolo studio a Nottingham Place.
Egli decise allora di rinunciare al suo incarico di batteriologo e patologo all’Ospedale Omeopatico e si trasferì in un grande laboratorio in Park Crescent, Portland Place, per continuare il suo lavoro sui 7 nosodi; il suo genio era ormai riconosciuto e gli omeopati lo definivano il “secondo Hahnemann”.



